Venezia, Redentore

Oggi è sabato 18 luglio. E’ la Festa del Redentore. Decido di uscire di casa e percorrere a piedi le Zattere per arrivare a Santo Spirito. E’ qui che si trova il ponte votivo galleggiante che da cinque secoli, in occasione di questa festa, collega il centro storico (le Zattere) con l’isola della Giudecca (il Redentore). E’ sempre emozionante salirci sopra e fermarsi a guardare dall’alto il canale della Giudecca. Questo è possibile solo nel terzo sabato di luglio. Si deve attendere un anno per percorrere a piedi questi 16 moduli galleggianti in legno e acciaio, ancorati da pali in acciaio zincato. Quest’anno, come abbiamo appreso nei giorni scorsi, non ci saranno i tanto attesi fuochi d’artificio. A causa dell’emergenza sanitaria si è deciso di “evitare assembramenti incontrollabili”. I giornali titolano “sarà una festa in sordina”.

Nel frattempo mi avvicino sempre più alla Giudecca. La facciata della chiesa del Redentore è un bellissimo esempio di unione armonica tra il culto cristiano e il tempo dell’antichità classica, progettata da Andrea Palladio.

L’evento ricorda la liberazione dalla peste che flagellò Venezia dal 1575-1577, decimando più di un terzo della popolazione della città, e la costruzione, per ordine del Senato veneziano, della Chiesa del Redentore quale ex voto per la liberazione della città, con allestimento di un ponte votivo sul canale della Giudecca”.

Penso che la sua scalinata di questa chiesa sia tra le più belle. Decido di sedermi e rimango a guardare veneziani e turisti che lentamente arrivano, distanziati, alla Giudecca. Accanto al ponte una bancarella. Il titolare spiega a chi non è veneziano le origini della festa. Anche le rive della Giudecca, come quella delle Zattere, sono decorate da luminarie di colore giallo. Non ci avevo mai fatto caso, me le ricordavo colorate. Giallo come il colore dell’estate, della luce del sole, della conoscenza e dell’energia. E’ il colore della positività.

Venezia è personale, intima, vicina e al tempo stesso lontana, misteriosa, esotica.

E’ una delle forme del sogno e dell’altrove.

Fabrizio Caramagna

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