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La mia guida sentimentale a Venezia Suona. Senza trolley.

Brexi & The Rolling Bones

Brexi & The Rolling Bones

Sì, lo so cosa stai pensando. Ma Venezia Suona non è una di quelle rassegne snob da biglietto esaurito in tre minuti e zona vip transennata. È musica che nasce per strada, che cresce tra le calli, che ti entra dentro senza preavviso. La seguo dal 2001 e riesce sempre a sorprendermi. Un grazie speciale va a Giannantonio De Vincenzo, musicista e ideatore della rassegna, che con ostinazione e amore ha saputo tenere viva questa festa della musica veneziana, facendo spazio anche a chi la città la vive ogni giorno. Come Alessandro Bressanello, “Brexi”, ad esempio che, a conclusione del concerto, mi ha raccontato dei suoi pezzi, che ormai sono diventati piccoli cult locali. Ero troppo curiosa per non chiedermi da dove fosse cominciato tutto.

Turisti ve odio è in realtà una dichiarazione d’amore… sarcastica:

Perché Turisti ve odio? Mi sembra scontato buttare in ridere la situazione che viviamo quotidianamente. Io che abito nella casa di Marco Polo, capirai le folle davanti casa…Così ho deciso di riderci sopra. Perché arrabbiarsi non serve. E allora la musica diventa uno sfogo, una lente ironica per raccontare una verità che conosciamo tutti, ma che raramente viene detta a voce alta

E in effetti, nel testo si racconta proprio il tragitto quotidiano da casa sua a San Zaccaria, schivando trolley, gomiti, bastoni da selfie e… cocai (ma ci arriviamo). C’è anche un loro video su YouTube che accompagna il brano: ironico, diretto, geniale. E sì, se sei veneziano o anche solo ci hai provato a prendere un vaporetto alla mattina, ti sentirai compreso.

Sul palco – allestito tra gli alberi del Parco Ex-Umberto I – c’era “Brexi”, voce ruvida, camicia hawaiana style, e quella capacità rara di far suonare ogni parola in dialetto come un pensiero condiviso. Alla chitarra, Maurizio Tiozzo, con il suo tocco inconfondibile. Alla batteria, Jaco Tombolani, preciso e dinamico. Al basso, Tullio Tombolani, colonna sonora ritmica. All’armonica, Paolo Santinello, poesia tra le labbra. E al sax, Danilo Scaggiante, elegante, profondo, vibrante.

Ghe xe massa cocai è attuale, uno di quei brani che non invecchiano. E la canzone lo racconta con un’ironia che non perde mai d’attualità.

Cocai, che ho scritto con Gerardo Balestrieri, è la cover di No woman no cry e viene sempre attuale. Soprattutto in questo periodo che ci sono cuccioli a terra ovunque…

I cocai non sono solo un problema cittadino, sono quasi personaggi mitologici, protetti, rumorosi, invasivi e… ammettiamolo a tratti adorabili. Del resto, chi di noi non si è mai fermato a osservarne uno? O non ha scattato almeno una foto, in controluce, mentre fissa il nulla da una statua o da una palina davanti a un tramonto? E la canzone – tra reggae veneziano e poesia urbana – fa sorridere e pensare. Un equilibrio perfetto, proprio come loro: un po’ comici, un po’ sacri, e decisamente protagonisti.

Perché ho deciso di scrivere di Venezia Suona? Perché è uno di quei momenti che vanno fermati. Ed è il caso del concerto di ieri. Sei musicisti, il pubblico che ascolta e un sax che fluttua nell’aria come una gondola in controcorrente. Ci ho ripensato a lungo stamattina, con un caffè. E mi sono detta:

Ecco, questa è Venezia quando smette di fare la diva e si mette a suonare, parlare, condividere, senza fare rumore, con parole semplici e una buona dose di sound.

No, non ho ballato. Non per snobismo, ma perché con l’umidità veneziana anche solo il pensiero di alzarsi è un atto eroico. Era una di quelle sere afose e lente, le classiche di giugno, in cui l’aria ti si incolla addosso come un pensiero molesto e finisci per riflettere su tutto, anche sulle cose a cui non vuoi pensare. Ma poi, tra gli alberi, è arrivata una piccola brezza. Di quelle che ti fanno chiudere gli occhi e dire: OK, adesso va tutto bene.

E ho riscoperto una cosa che so da sempre: le rassegne più piccole, quelle con le casse un po’ più contenute e le luci calde, quelle che vivono con il passaparola, che non ostentano, che vedono musicisti e volontari adoperarsi per far sì che tutto riesca… sono proprio quelle che fanno la differenza. Perché qui la musica è viva. E noi, per un attimo, forse lo siamo un po’ di più.

Prossima esibizione?

Domenica 29 giugno siamo alla Sagra de San Piero de Casteo.

🎶 Postilla: Se siete di Venezia, sapete di cosa parlo. Se non lo siete… beh, veniteci, ma con passo leggero. E magari lasciate a casa il trolley: ce ne sono abbastanza da far tremare i masegni. Tanto, a raccontarvi questa città, ci pensano loro: gli artisti che continuano a cantarla com’è davvero, tra calli, cocai e un po’ di nostalgia. Perché Venezia è bella, sì, ma a volte fa male. E allora serve musica. Sempre.

Crediti video
Federica Repetto | VeniceFineArt
Locandina Venezia Suona 2025

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