Non ero pronta. Mi aspettavo l’architettura. Le pareti. Le forme. Le solite cose, insomma. Invece, no. Appena entrata all’Arsenale di Venezia, che ospita la 19. edizione della Mostra Internazionale di Architettura organizzata da La Biennale, sono stata accolta da un robot con la faccia più simpatica (e inquietante) che abbia mai visto. Cercava di sorridere. Ci ha provato. Ha davvero dato il massimo. Solo che sembrava più il sorriso di chi ha appena scoperto che il Prosecco è finito. Tenerissimo.
Avanzando, in equilibrio tra futurismo e design post-industriale, ho trovato un altro spettacolo: robot intagliatori. Sì, avete capito bene. Robottini con il talento segreto di Michelangelo che scolpiscono delicatissimi fregi, mentre il pubblico guarda e si chiede se il prossimo passo sarà decorare casa senza muovere un dito (spoiler: ci stiamo arrivando). Poi l’inatteso: un lounge blu elettrico che sembra uscito da un party su Marte. Zero gravità? Quasi. Glamour? Tantissimo. Mi sono seduta su una sedia spaziale aspettandomi che da un momento all’altro arrivasse un barista alieno a propormi un “Spritz 4.0”.
E proprio quando pensavo di aver visto tutto… ecco le tute spaziali trasformate in casa. Sì, la casa dei sogni dell’astronauta chic. Pronta per Marte, o per sopravvivere al prossimo aumento delle bollette. Ovviamente, essendo a Venezia, l’acqua non poteva mancare. E qui arriva il colpo di scena più glam della giornata: il caffè filtrato direttamente dalla laguna. Dapprima ho pensato “No, non lo berrò mai”. Poi l’ho fatto. Ed è stato perfetto. Venezia liquida e aromatica, come solo un espresso sa essere. Ma il gran finale spetta ai veri padroni del futuro: i grilli. Li ho trovati lì, sulle loro zattere arancioni galleggianti, a cantare come se nessun algoritmo potesse mai superare il fascino della natura.
Mentre uscivo, una strana consapevolezza mi ha avvolta: in questo bizzarro matrimonio tra robot che non sanno sorridere, architetti che progettano su scala interplanetaria e insetti che se la ridono, la vera rivoluzione è che il futuro, finalmente, ha deciso di prendersi un po’ meno sul serio. E tra un caffè lagunare e un grillo canterino… tutto sommato, ci piace così.





















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One Reply to “Biennale Architettura di Venezia: dove i robot non sanno sorridere, ma il caffè lagunare sì”