Pellestrina, la mia “Vacanza romana”

Tramonto sulla laguna di Venezia visto dall’isola di Pellestrina

Ci sono posti per i quali non serve prendere un aereo per avere la sensazione di essere partiti. A volte bastano una Vespa e un ferry boat. E se Vacanze romane aveva Roma, Gregory Peck, Audrey Hepburn e una Vespa, io ho deciso per Pellestrina.

Pellestrina è una delle isole più particolari della laguna veneziana: una lingua di terra lunga circa undici chilometri e talmente stretta da avere la laguna da una parte e l’Adriatico dall’altra. In mezzo, piccoli borghi, orti, barche, spiagge e una strada che attraversa quasi tutta l’isola. Arrivarci in Vespa è già parte della gita. Da Venezia si raggiunge il Lido, poi si prosegue su due ruote fino agli Alberoni e da lì si sale sul ferry boat per Santa Maria del Mare. Vespa compresa, naturalmente. Ed è proprio in quel momento che una semplice gita fuori porta comincia ad assumere, almeno nella mia testa, i contorni di un viaggio. Una volta sbarcata, casco in testa e si riparte. Una strada, il vento addosso e due paesaggi completamente diversi a pochissima distanza l’uno dall’altro. Da una parte la laguna, con le bricole, le barche e l’acqua quasi immobile. Dall’altra l’Adriatico.

L’isola comprende Pellestrina Paese, all’estremità meridionale, e San Pietro in Volta, verso la parte opposta. Ci sono poi Santa Maria del Mare, Portosecco e, più a sud, Ca’ Roman con la sua riserva naturale. In Vespa tutto sembra ancora più vicino. Si attraversano i paesi, si costeggiano le case colorate e ci si ferma ogni volta che qualcosa merita una fotografia. Nel mio caso abbastanza spesso, quindi il concetto di “andare direttamente a destinazione” diventa rapidamente molto relativo.

Poi il mare.

Sono arrivata fino alla spiaggia, tra vento e Murazzi. Sopra, un cielo incredibilmente azzurro e un sole che proprio quel giorno aveva un appuntamento con la Luna: era il giorno dell’eclissi. Una coincidenza perfetta per una giornata che aveva già deciso di essere un po’ diversa dal solito. E poi, a pochi passi dall’approdo del vaporetto che da Pellestrina porta a Chioggia, una sosta quasi casuale in un locale decisamente fuori dall’ordinario. Un posto con una vita tutta sua, dove sembra che il tempo abbia deciso di fermarsi. Un tè freddo sorseggiato senza fretta, mentre in sottofondo passano Mina, Cocciante e quelle canzoni italiane che conosci da sempre e che, in un pomeriggio d’estate, sembrano improvvisamente avere tutto un altro sapore. Ti siedi pensando di fermarti cinque minuti. Poi ne passano molti di più. Ma a Pellestrina va bene così. La Vespa può aspettare.

Naturalmente non poteva mancare una sosta a tavola. Cozze e pesce. Perché va bene la Vespa, va bene il paesaggio, va bene contemplare l’orizzonte, ma a un certo punto bisogna anche affrontare le questioni veramente importanti.

Pellestrina non ha i palazzi e la monumentalità della Venezia che tutti conoscono. Non ne ha bisogno. Ha un altro lusso: lo spazio, il silenzio, il vento, l’orizzonte e quella sensazione di essere arrivati molto più lontano di quanto dica la geografia.

Poi di nuovo il casco, la Vespa e la strada verso il ferry boat. Niente Fontana di Trevi. Niente Gregory Peck. Ma una Vespa, il mare e una giornata a Pellestrina. E pensare che non ho mai lasciato Venezia.

Crediti fotografici VeniceFineArt.it I Federica Repetto

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