Casa Sanlorenzo: dove l’arte prende il largo (senza mai lasciare Venezia)

Casa SanLorenzo

Non è un palazzo veneziano. E già questo, credetemi, è una notizia. Perché in una città dove tutto profuma di stucco, specchi e storie di Dogi, Sanlorenzo ha deciso di fare il contrario: comprare una casa senza stucchi, senza affreschi, senza storia. O meglio: senza storia da raccontare, ancora.

La chiamano Casa Sanlorenzo, ma è molto più di una casa. È una palazzina con vista sulla Salute (sì, proprio quella Basilica che vi fa sognare ogni volta che girate l’angolo in punta alla Punta). Mille metri quadrati, pareti neutre come pagine di diario, un giardino privato che pare uscito da Pinterest e – udite udite – un ponte di marmo costruito in 24 ore. Non male per iniziare una nuova avventura culturale.

Massimo Perotti, l’uomo che guida la maison della nautica con l’eleganza di chi ha già immaginato il futuro, lo dice così, con nonchalance:

“Ho visitato dieci palazzi prima di scegliere questo. Tutti troppo legati alla storia. Questo, invece, è un luogo da reinventare ogni giorno.”

Boom. Non un monumento, ma una possibilità. E a Venezia, dove anche le onde hanno memoria, questa è davvero una rivoluzione. Il progetto si chiama Sanlorenzo Arts e il concetto è semplice: un hub culturale dove il lusso non è appariscenza, ma contenuto. Dove si fa arte, si fa pensiero, si fa – parola grossa ma vera – responsabilità. Sì, perché qui si parla anche di transizione ecologica, di clima, di coscienza.

Il primo segno? Un ponte fisico, in marmo, che unisce l’edificio all’acqua. E simbolicamente, anche alla scienza, alla cultura, alla tecnologia (mica male per un elemento architettonico di connessione.) Dentro, prossimamente, si entrerà dal giardino. Una reception discreta. Un corridoio che non promette nulla, ma poi esplode in sale piene di arte e idee. La prima mostra è firmata Fabrizio Ferri: fotografia, cambiamento climatico, sguardi che parlano. Ma già ora, tra le pareti, vivono opere di Boetti, Fontana, Plessi, Sassolino, e – occhio – forse presto anche un Burri.

Perotti sorride e dice:

Non sono un collezionista, almeno non ancora. Ho 64 anni e quando andrò in pensione potrò dedicarmi di più all’arte“.

E in effetti, questa casa (il progetto è stato curato dall’architetto Piero Lissoni) sembra nata proprio per sognare in grande. Per accogliere l’arte, ma anche la filantropia: la fondazione di famiglia sosterrà iniziative culturali, ambientali, educative. Perché, parole sue,

“Fare impresa oggi è anche restituire.”

L’altra sera, in piena Venice Climate Week, l’inaugurazione. Centinaia di ospiti. Talk, incontri, soluzioni tecnologiche per una nautica a zero emissioni. Io c’ero. E non volevo più uscire. Perché questa non è una casa. È un’idea. Una barca ancorata nel cuore di Venezia che non vuole partire, ma accogliere. E fidatevi: qui si salpa per rotte nuove. A partire da adesso. Cambia el Bicer, il libro di Claudio Nobbio, Manuele Medoro con le oltre mie 100 fotografie in bianco e nero, è ormai scritto. Ma in una città come Venezia, dove ogni luogo può diventare racconto, Casa Sanlorenzo sarà forse la prossima storia da scrivere.

Crediti fotografici Federica Repetto | VeniceFineArt

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