Venezia, Biennale Arte 2022 alle Corderie dell’Arsenale

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Oltrepassato il pannello d’ingresso delle Corderie della Biennale, all’Arsenale, si incontra il monumentale busto in bronzo realizzato da Simone Leigh. Una donna misteriosa il cui busto ricorda una casa di argilla e torreggia simile a una divinità. Anche il gruppo di cinque sculture-forno ha dimensioni importanti, rappresenta i componenti della famiglia dell’artista Gabriel Chaile. Lo scultore, scenografo e attivista politico Aage Gaup è presente con un’opera che ricorda un’onda, sospesa a mezz’aria mentre l’uso di colori fluorescenti conferisce ai fiori di Tetsumi Kudo una sconcertante aura high-tech. Le masse di terreno proposte da Delcy Morelos si innalzano al di sopra del piano di calpestio e circondano il corpo dello spettatore. Non mancano le creature del mondo naturale di Raphaela Vogel, ambiziose opere multimediali in cui sono impiegate frequentemente parti di animali naturali e sintetiche. La 59. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo “Il latte dei sogni”, a cura di Cecilia Alemani, organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Roberto Cicutto, inaugura sabato 23 aprile, la mostra sarà aperta al pubblico fino a domenica 27 novembre ai Giardini e all’Arsenale.

E’ stata concepita e realizzata in un periodo di grande instabilità e incertezza. La sua genesi ed esecuzione hanno coinciso con l’inizio e il continuo protrarsi della pandemia di Covid-19 che ha costretto La Biennale di Venezia a posticipare questa edizione di un anno, un evento che, sin dal 1895, si era verificato soltanto durante la prima e la seconda guerra mondiale. E’ una Biennale che immagina nuove armonie, convivenze finora impensabili e soluzioni sorprendenti. All’Arsenale dominano pittura, fotografia, linguaggio grafico, le installazioni scultoree assicurano sempre un grande impatto visivo.«Il latte dei sogni – spiega Cecilia Alemani – raccoglie le opere di 213 artiste e artisti provenienti da 58 Paesi e si concentra attorno a tre aree tematiche che si intrecciano attraverso il Padiglione Centrale e l’Arsenale. La mostra immagina un viaggio trans-storico che non ruota attorno a sistemi di eredità o conflitto, ma procede per rapporti simbiotici, solidarietà e sorellanze, incontrando lungo il tragitto artiste e artisti che hanno radicalmente ripensato le categorie dell’umano e del sé».

Articolo e video commentato sono stati realizzati per Il Gazzettino

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