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Venezia, Il Nuovo Trionfo

Scende la sera. Continuo a passeggiare alle Zattere, dalla parte del Canale della Giudecca, e arrivo alla Punta della Dogana detta anche Punta da Màr. Ai tempi della Repubblica era questa la sede doganale per le merci e i beni oggetto del commercio navale e giocava sicuramente a favore questa posizione così centrale, tra il Bacino di San Marco, l’imbocco del Canal Grande e del Canale della Giudecca. E, quanto ci arrivi ti sembra davvero di abbracciare il mondo.

A pochi passi è ormeggiato “Il Nuovo Trionfo”, che considero il trabaccolo di Venezia e dei suoi Veneziani. Un tempo era una barca da carico proprio come quelle imbarcazioni che nel Settecento sono state immortalate nei dipinti di alcuni vedutisti, è il caso di Canaletto, Bellotto, Guardi e Tironi.

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“Il Nuovo Trionfo”, classe 1926, costruito nel cantiere Ferdinando Ubalducci di Cattolica, è stato ceduto, nel 2008, dal viennese Hugo Hermann alla “Compagnia della marineria tradizionale Il Nuovo Trionfo”, che in questi anni ha condotto un’impegnativa campagna di restauri. L’associazione, comprende oltre un centinaio di iscritti, tra privati ed associazioni culturali e nautiche, e si prefigge, la salvaguardia e la promozione della cultura delle imbarcazioni veneziane e dell’alto Adriatico seppur il progetto più ambizioso sarà quello di farla riconoscere come Nave Scuola, Ambasciatore di Venezia. Sicuramente sono ancora tanti i lavori che dovranno essere realizzati a bordo di questo splendido esempio di trabaccolo ma speriamo che possa riprendere la normale attività culturale e di formazione, per non dimenticare il nostro passato, la nostra identità ma in particolare la marineria tradizionale veneziana.

Venezia! Questa parola da sola sembra far scoppiare nell’anima un’esaltazione, eccita tutto ciò che vi è di poetico in noi, scatena tutte le nostre facoltà di ammirazione. E quando arriviamo in questa città inusitata, la contempliamo immancabilmente con occhi prevenuti e rapiti, la guardiamo coi nostri sogni.

Guy de Maupassant, Venezia, 1885
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