Ca’ Dario, seppur alto, stretto, inclinato, si presenta nella sua più totale maestosità. La pietra d’Istria, i marmi policromi, i medaglioni circolari e preziosi ornamenti si riflettono sulle acque del Canal Grande. È la scritta sulla facciata che desta l’interesse per questa splendida casa della Rinascenza e che recita: GENIO URBIS JOANNES DARIO. L’allora proprietario, Giovanni Dario che aveva commissionato il palazzo all’architetto Pietro Lombardo, non penso che volesse tramandare ai posteri la propria esistenza; mi auguro che volesse rendere omaggio alla grandezza della città, di questo “genio” che tanto ha amato.
Si può ammirare il palazzo anche da terra, non solo dal vaporetto o dall’approdo di Santa Maria del Giglio. La facciata interna si intravede dal suggestivo Campiello Barbaro, a pochi passi dalla Peggy Guggenheim Collection, ci sono uno spettacolare ponticello, un rio, mentre una cinta di mura sembra proteggere il giardino ed il palazzo dalle varie nomee.
E, si perché Ca’ Dario è conosciuto come “palazzo maledetto”, le fonti ci raccontano di proprietari che hanno perso immense fortune mentre altri sono deceduti di morte violenta. Tra miti e leggende la storia di Venezia continua a essere viva nel nostro quotidiano. È grazie alle gesta del passato che si può ancora migliorare. Un tempo c’erano il Doge, ambasciatori e segretari di Stato, capitani da mar, condottieri e spie. Come allora però in questa città ci sono i veneziani, quelli veri, che la rispettano e la amano.

