Non so bene come sia successo. Io che di solito al massimo remo nel tè freddo per sciogliere il dolcificante, mi ritrovo domenica catapultata – volontariamente, sia chiaro – nel mezzo della Vogalonga. Solo che non ero in barca. Ero vicino alle barche. Tra vogatori in canottiera, folla in modalità “grandi eventi” e una quantità di acqua che, inspiegabilmente, non era mai dove serviva: ovvero, nella mia bottiglietta. Avevo deciso: niente remate, ma reportage immersivo. Il piano era semplice: avvicinarmi a Rio di Cannaregio, all’altezza Ai Tre Archi, sorridere alla gente, fare qualche ripresa, sembrare professionale. Invece: occhiali da vista appannati, flat bill appiattito e burrocacao che ha scelto la fuga già all’altezza di campo San Geremia.
Ore 13. Sole verticale. Umidità quasi tropicale, ma all’ombra si sta meglio. La scena davanti a me? SURREALE. Una marea lenta, elegante, rumorosa e coloratissima. Barche da ogni parte del mondo, rematori agguerriti, altri con pettorina fluo che sembrano usciti da una sfilata sportivo-veneziana. Alcuni cantano. Altri fanno la Ola con i remi. Io faccio la Ola con il braccio che tiene il telefono, e intanto penso: “Se mi cade in acqua, mi butto.”
Crediti video Federica Repetto | VeniceFineArt
Ma poi succede la cosa più inverosimile. Nel punto più trafficato, tipo tangenziale all’ora di punta ma in acqua, i Vigili del Fuoco sono fisicamente nel canale. No, non con la barca. Con il corpo. In tuta arancione. A petto d’acqua. A regolare il traffico di barche con la fermezza di una nonna veneziana che ti fa sedere e mangiare anche se hai già detto no tre volte. Li guardo e penso: “Ecco, se mai farò un romanzo sulla Vogalonga, il protagonista è uno di loro. Con le pinne”.
Un gesto che per molti è equivalso a una “Vogalonga silenziosa”: un atto di presenza, responsabilità e servizio, senza che si registrassero imbarcazioni ribaltate né incidenti. Accanto a loro, la Guardia Costiera che ha coordinato l’accesso delle barche e segnalato le aperture necessarie per garantire un passaggio sicuro. Un meccanismo collaborativo tra rematori e istituzioni, frutto dalla consapevolezza del valore, anche culturale, della laguna.
Tutto è perfetto. Nessun incidente. Nessun panico. Solo barche che passano lente, gente che applaude, ragazza che gridano “Grande Marco! Grande Gigi”. Poi mi distraggo. Inciampo, sto per perdere l’equilibrio. Ma questo è un dettaglio. Alla fine torno verso casa con due litri di sudore in meno, una cinquantina di video, e un pensiero fisso: Venezia è una diva. Sa essere teatrale anche con le barche, elegante anche col caldo, e romantica anche quando sei storta, spettinata e con il filtro UV ormai inutile. No, non ho remato. Ma ho seguito ogni onda. E forse, in fondo, è un po’ come aver partecipato.
Uno show variegato partito dal bacino di San Marco e diretto verso la laguna Nord: con tappe da cartolina come Sant’Erasmo, Mazzorbo, Burano (coloratissima, ça va sans dire) e Murano – fino al gran finale, tra applausi, in Punta della Dogana. Più di 30 chilometri di remi, respiri in sincrono e silenzi pieni di senso. Alla manifestazione simbolo contro il moto ondoso hanno risposto oltre 7.500 vogatori, a bordo di 1.956 imbarcazioni di ogni forma e dimensione, provenienti da 33 paesi.
🛶 Postilla: il prossimo anno ci torno. E forse anche con un remo, chissà.








Crediti fotografici Federica Repetto | VeniceFineArt

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ISBN: 9798322617204, Pagine: 230 – Formato: 12.7 x 1.32 x 20.32 cm
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