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Venezia, Goethe

Sto aspettando il vaporetto a San Tomà. È iniziata l’estate. Venezia ritorna alla normalità nel giorno del 74emo anniversario della Repubblica italiana. Tanti turisti e veneti in giro, tra calli e campielli, ma qualsiasi angolo di questa magica città mi fa sentire speciale. E mi viene in mente, mentre osservo le gondole lungo il Canal Grande, la mia prof. di tedesco che ci parlava di Goethe e del suo Viaggio in Italia. È però a Venezia che il poeta e scrittore tedesco ha visto il mare per la prima volta.

Goethe la descrive come un’esperienza straordinaria. Era il 30 settembre del 1786 e dall’alto del Campanile di San Marco il suo sguardo si perde nella contemplazione della nostra magnifica Laguna, capisce che oltre il Lido esiste una vasta distesa di acqua, mentre a Nord e ad Est di Venezia si staglia il profilo delle nostre amate Alpi. Era, invece, l’8 marzo 2020 quando, dal Campanile di San Marco, immortalo con iPhone questa mia Venezia, prima del lockdown, a causa del Coronavirus.

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La laguna è opera antica della natura. Dapprima la marea, il riflusso e la terra in azione reciproca, quindi il progressivo abbassamento delle acque preistoriche, fecero sì che all’estremità superiore dell’Adriatico si formasse una considerevole zona paludosa, che, dopo esser stata sommersa dall’alta marea, viene parzialmente lasciata libera dal riflusso. L’arte umana s’impadronì dei punti più eminenti, e così nacque Venezia, collegando in sé cento isole, circondata da cento altre.

(Johann Wolfgang Goethe)

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