Lontana dalle gondole e dai selfie stick, San Servolo, a Venezia, ti accoglie con il silenzio. Di fronte, appena oltre l’acqua, l’Isola di San Lazzaro degli Armeni osserva tutto con la sua eleganza monastica e i muri color miele. Io arrivo scomposta, con lo zainetto rosso che mi sbilancia e gli occhiali da sole dimenticati. Ma chi se ne importa? Perché basta mettere piede sull’isola (linea 20 da Zaccaria, se ve lo state chiedendo), e camminando nel parco arrivi davanti a un fiore gigante.
Sì, un fiore. Ma non uno vero. È un anfiteatro in legno, elegante e sostenibile, che sembra sbocciato direttamente dal prato con la grazia di un’orchidea zen nordica. Lo hanno chiamato “Un Fiore a San Servolo” e porta la firma di Mario Cucinella Architects, quelli che trasformano i sogni green in architetture che si possono toccare (e fotografare benissimo per Instagram, ovviamente).
E lo sapete? È frutto di stampa 3D. Sì, avete capito bene: un fiore in 3D. Sull’isola, un robot ha stampato 750 blocchi modulari, in 62 forme diverse, con precisione millimetrica. Ogni elemento è stato realizzato con un materiale certificato a base di calce idraulica naturale, attraverso un processo che ha richiesto quasi 200 ore di stampa. Zero sprechi, zero rumori. Risultato? Una struttura pubblica completamente smontabile e reversibile, perfettamente integrata nel paesaggio lagunare. E dire che sembra appena sbocciata dal terreno.
Sembra accarezzare il paesaggio, con curve morbide, legno chiaro e gradoni che somigliano a petali. È organico, poetico, instagrammabile. E poi scopri che non è solo bello: è anche intelligente. L’anfiteatro è il simbolo di un progetto più ampio: San Servolo è una delle prime isole del centro storico con impianto fotovoltaico. I pannelli coprono circa il 30% del fabbisogno energetico, senza deturpare niente, senza urlare. Un’idea di futuro che cammina in punta di piedi.
Questo luogo – che nel tempo è stato monastero, manicomio, campus – oggi si racconta con un linguaggio nuovo. Silenzioso, rispettoso, contemporaneo. E anche se non ho fatto meditazione sotto gli alberi, lo ammetto: qualcosa dentro si è riassestato. È un fiore che sboccia nella laguna, tra design visionario e spirito green.
Come dice l’architetto Mario Cucinella:
«Grazie all’uso della stampa 3D e di materiali sostenibili, abbiamo dato forma a una struttura che si integra armoniosamente nella Laguna di Venezia. Non si tratta solo di un’espressione formale, ma di un’architettura che, come un fiore, sboccia delicatamente dal terreno, quasi fosse parte stessa del paesaggio. Questo è uno spazio di incontro e dialogo, dove tradizione e innovazione si fondono per raccontare una sostenibilità che coinvolge non solo l’ambiente, ma anche la cultura e la società».
Non è solo un anfiteatro. È un gesto gentile. È un fiore nella laguna. E ci voleva.







Crediti fotografici Federica Repetto | VeniceFineArt.it

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